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Giovinezza … Mi   è   tornato   in   mente,   in   questi   giorni,   una   vecchia   puntata   di   “Passato   e   Presente”:   la trasmissione   condotta   da   Paolo   Mieli   su   RAI3   alle   13.15,   che   all’epoca   mi   aveva   molto colpito   perché   si   era   parlato   del   governo   Tambroni,   che   fu   in   carica   brevemente   negli   anni ’50:    gli    anni    appunto    della    mia    giovinezza.    Il    Presidente    Tambroni,    pur    essendo    della corrente   della   sinistra   democristiana,   riuscÌ   a   formare   un   governo   solo   con   l’appoggio   del Movimento   Sociale   Italiano:   il   partito   costituito   nell’immediato   dopoguerra   dai   reduci   del Partito   Fascista.   Se   nonché,   in   occasione   di   una   manifestazione   “Missina”   a   Genova,   città medaglia   d’oro   per   la   Resistenza,   ci   furono   scontri   e   tafferugli   che   ebbero   risonanza   e conseguenze   nazionali.   Il   Governo   ordinò   una   violenta   carica   di   polizia   che   si   concluse   con una   vittima   tra   i   manifestanti   antifascisti.   Il   Governo   cadde   e   la   politica,   nel   tentativo   di ristabilire   l’ordine   e   placare   gli   animi,   prese   nettamente   (e   fortunatamente)   posizione   a favore   degli   antifascisti.   Sino   ad   allora   la   questione   antifascista   non   era   stata   al   centro della   politica   e   della   vita   nazionale.   La   priorità   era   ricostruire   e   sfamare   una   popolazione prostrata   dalla   guerra.   Tuttavia,   il   negativo,   secondo   me,   fu   che   dopo   l’episodio   di   Genova si   cominciò   ad   insistere   strumentalmente   sull’antagonismo   e   sui   risentimenti   creando   cosÌ una   lacerazione   mai   sanata.   Contrariamente   a   quanto   successe   in   Spagna,   dove   si   cercò di   ricucire   le   ferite   di   una   terribile   guerra   fratricida,   in   Italia   si   è   continuato   ad   alimentare l’odio   e   la   divisione   che   sono   diventati   il   fondamento   della   politica   e   della   vita   sociale.   Se   i politici   di   allora   (e   anche   di   adesso)   avessero   scelto   di   non   fomentare   la   contrapposizione, avremmo    forse    un    confronto    più    civile    fra    partiti    e    schieramenti.    E    forse    ci    saremmo risparmiati     certi     rigurgiti     fascisti     e     manifestazioni     deliranti     di     ragazzotti,   e   non,     il     cui elettroencefalogramma   piatto   preoccupa   prima   ancora     dei   sanitari,     noi   che   abbiamo     la presunzione di essere teste pensanti.                                                                              P. T.
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