12/05/2017
Che fatica essere maschi! Un amico mi ha mandato il filmato di alcuni uccelli esotici bellissimi: colori incredibili, forme sconosciute, esibizioni di corteggiamento da far invidia ad un faraone. Ma ... questi esemplari strabilianti sono tutti maschi. Le femmine anonime e insignificanti, irriconoscibili come appartenenti alla stessa specie. Anche tra uomini e donne il primato estetico è maschile. Basta paragonare un bronzo di Riace con la Venere di Milo: lei è morbida e sinuosa, ma lui esprime una tale perfezione nella potenza da far impallidire la bellezza muliebre. Eppure tanta bellezza è il segno di un’inferiorità palese. La femmina è la procreazione, la continuità della specie e della vita. Non ha bisogno di altri attributi: è il maschio che deve ingegnarsi per accedere alle sue grazie e garantire la continuità dei propri geni. Mi viene spontanea una riflessione: questa naturale supremazia femminile potrebbe essere all’origine della segregazione della donna nei secoli e delle regole religiose che vietano l’adulterio (femminile). Cioè la necessità dell’uomo di aver certezza della propria prole e della propria discendenza. In un mondo i cui la forza fisica era prevalente e indispensabile, l’uomo ha avuto gioco facile nell’imporre il proprio dominio. Sono poche credo le società arcaiche in cui vige il matriarcato. Ma con l’avvento dell’era tecnologica, con l’emancipazione della donna (soprattutto grazie alla pillola anticoncezionale e all’indipendenza economica con l’accesso al lavoro), i ruoli si sono invertiti e il maschio si sente minacciato di essere declassato a ruolo di fuco. Potrebbero sembrare le parole di un’ultra femminista. Invece sono parole di rimpianto per la figura dell’Uomo (non a caso con la maiuscola): del Pater che educa e protegge, del compagno che è l’altra metà del cielo. Spero che l’evoluzione non ci porterà alla tirannia del matriarcato, ma alla scoperta della pari dignità dei due sessi in un’armonia che cancelli secoli di rivalità e sopraffazione. Maria Basso
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