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Casale capitale? Caro   Direttore,   non   avendo   avuto   modo   di   approfondire   la   questione   della   candidatura   di Casale   Monferrato   a   capitale   italiana      della   cultura,   in   un   primo   momento   mi   era   parsa un’idea   quantomeno   stravagante.      Tuttavia,   quando   ancora   tale   candidatura   era   solo un’ipotesi,    ho    avuto    l’opportunità    di    assistere,    proprio    a    Casale,    a    una    conferenza sull’Europa,    tenuta    dall’ex    presidente    del    Consiglio    Enrico    Letta.    È    stato    una    ascolto oltremodo   interessante,   ma   ciò   di   cui   vorrei   parlare   in   questa   sede   è   lo   stupore   che   mi   ha     preso   nell’entrare   per   la   prima   volta   nella   Biblioteca   del   Seminario.   Magnifico   esempio   di architettura,   con   soffitto   affrescato   e   pareti   interamente   ricoperte   da      migliaia   di   libri.   Molti di   essi   sono   edizioni   rare   e   pregiate,   testi   miniati,   ma,   soprattutto,   si   ha   l’impressione   di essere   tra   le   pagine   della   storia.   L’ambiente   non   è   eccessivamente   grande,   ma   l’atmosfera è   solenne   pur   senza   incutere   soggezione.   Ora,   il   fatto   che   io   non   conoscessi   l’esistenza   di questo    specialissimo    luogo,    può    far    presumere    del    perché    io    non    sapessi    della candidatura    della    città.    Casale    possiede    bellissimi    monumenti,    come    il    Duomo,    la Sinagoga,   tanti   palazzi   antichi   e,   soprattutto,   una   lunga   e   gloriosa   storia   quale   Capitale   del Monferrato.    Se    la    candidatura    si    basa    su    queste    premesse,    allora    è    ampiamente giustificata.   Temo   però   che   la   contemporaneità   non   sia   all’altezza   della   storia.   E   una   città che   non   sia   consapevole   del   proprio   valore   e   non   lo   coltivi,   forse   non   merita   particolari riconoscimenti.   A   meno   che   la   candidatura   non   sia   una   presa   di   coscienza,   un   rigurgito   di orgoglio   e   un   proposito   per   il   futuro.   Auguri   a   Casale   e   all’Italia,   che   recuperino      entrambe coscienza   di   popolo,   della   propria   storia   e   dell’enorme   giacimento   di   cultura   e   bellezza   che la natura e i padri ci hanno tramandato. Nadia Mai
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